Dumbo

Martina Biscarini su Dumbo, ultima fatica di Tim Burton

Voto al film:

Dumbo, ovvero l’elefantino di Milly

Il circo Medici compra un’elefantessa incinta. Holt Farrier, ex dipendente del circo e ammaestratore equestre, torna dalla Prima Guerra Mondiale amputato di un braccio. Sua moglie è morta di recente lasciando due bambini, Milly e Joe. Intanto, l’elefantessa partorisce: il piccolo ha orecchie sproporzionate, è buffo. Durante il primo show dell’elefantino la madre perde il controllo nel difendere il piccolo dal pubblico che, scoprendo le grosse orecchie sotto una cuffietta fatta ad arte, prende a sfotterlo. L’elefantessa si fa allontanare e Medici è costretto a rivenderla al suo precedente padrone. Ma Milly e Joe scopriranno che il piccolo Dumbo sa volare e questo, una volta che il milionario Vandevere (fidanzato a Colette, una trapezista francese) ne verrà a conoscenza, cambierà per sempre la loro vita.

Ehren Kruger (sì, proprio quello di Transformers) ha fatto un ottimo lavoro, la sceneggiatura è ben scritta: Dumbo parla principalmente dell’incubo di perdere la mamma. Accade all’elefantino e accade ai bambini, Milly in particolare ne soffre molto. Ma lo show deve comunque andare avanti, almeno fino a che non arriva Eva Green e prevedibilmente ricopre il ruolo scoperto, sia per i bimbi che per l’elefantino che difende già dalla prima battuta, (“that’s assuming his will”). Il secondo tema è, chi è il vero animale? La situazione di crisi di Colin Farrell che, costretto a tornare a lavorare nello spettacolo, umilia se stesso e l’elefante di fronte a un pubblico becero e ignorante funziona. Dice qualcosa. Funziona anche Michael Keaton, la vera bestia: uccidere animali d’emblée è condannabile. Morale assolutamente condivisibile, contata anche la cronaca e i vergognosi episodi di uccisioni e dissezioni pubbliche negli zoo danesi. Gli animali non vanno tenuti in gabbia, dice il finale, ma vanno fatti volare con artifici cinematografici, la zoopraxigrafia di Muybridge.

Danny Elfman poi è una delle certezze di Burton: sue sono le musiche di Edward Scissorhands, Batman, Beetlejuice, Mars Attacks, Sleepy Hollows, The Planet of Apes, Big Fish, La Fabbrica di Cioccolato ecc. Che gli piace Nino Rota e che lo annovera fra le sue fonti d’ispirazione già lo sapevamo. Qua, il circo evidenzia particolarmente la sua propensione per il compositore preferito di Fellini.

Insomma, tutto molto bello e accettabile in un Dumbo 2.0. Ma c’era proprio bisogno di riproporre la storia dell’elefantino?

Lo so, è una vicenda nota, ha già un brand e la Disney le buone idee le fa fruttare fino in fondo. Tim Burton poi da tempo non crea più immaginari o miti come ai tempi di Edward Scissorhands. Piuttosto, s’innesta in quelli degli altri: la Disney, che certi live action rendono perturbante a prescindere, il vecchio se stesso (Danny De Vito con il cilindro in testa), l’immaginario Disney britannico anni Sessanta con i due bambini a tratti più saggi degli adulti (un film per tutti, Le tre vite della gatta Tommasina con Patrick McGoohan) o l’atmosfera steampunk decisamente di moda. Dai titoli di testa e il viaggio in treno, ho pensato che sarebbe stato molto più interessante (e comunque burtoniano) un film sul vaudeville, invece di riproporre Dumbo. C’erano abbastanza freaks in quei contesti. E la gag di (St)rongo che all’occorrenza diventa Ringo (cioè batterista) è un accenno a quanto si può giocare su quel mondo proponendo qualcosa di diverso.

Mi fa anche impressione il personaggio di Michael Keaton, che gonfia il mito di Dumbo e crea un parco tematico tale da poter affermare che sembra che la Disney commercializzi la sua stessa (finta) autocritica.

E il trip dei Rosaelefanti qua non funziona. Ma non funziona neanche quando la mamma culla Dumbo da dietro le sbarre – chi non è scoppiato almeno una volta in lacrime da bambino, sotto la voce di Lucia Mannucci che canta Bimbo Mio? (lo stesso Disney scrisse al Quartetto Cetra perché rimase impressionato dal loro ottimo lavoro). Qua invece non si empatizza abbastanza con l’elefantino che non è più al centro della scena. Più che Dumbo, il film potrebbe chiamarsi “L’elefantino di Milly”. Ciò rende il tutto decisamente meno affascinante.

SCHEDA TECNICA
Dumbo (Id., USA, 2019) – REGIA: EmTim Burton. SCENEGGIATURA Ehren Kruger. FOTOGRAFIA: Ben Davis. MONTAGGIO: Chris Lebenzon. MUSICA: Danny Elfman. CAST: Colin Farrel, Eva Green, Danny De Vito , Michael Keaton. GENERE: Fantastico. DURATA: 112′

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram

Leave a Replay