Speciale Elio Petri – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Voto al film:

Musica indagatrice dell’animo

Attraverso la schizofrenia

noi potremo prendere coscienza della nostra condizione esistenziale

come di un fatto storico, assoluto e relativo.

­ (Elio Petri)

Opera che si è prestata e si presta a molteplici letture, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è forse il film più conosciuto di Elio Petri, quello che è universalmente considerato il suo capolavoro. Sicuramente ciò si deve anche all’Oscar come miglior film in lingua straniera che la pellicola si è aggiudicata nel 1971 (dopo il Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes e i due David di Donatello), ma è innegabile che l’alta qualità del film e la capacità di parlare del suo tempo con incredibile lucidità e coraggio sono elementi non trascurabili nell’altissima considerazione di cui gode tuttora questa pellicola.

Indagine rivela ancora oggi un’incredibile attualità cinematografica e tematica. Da un lato infatti ritroviamo la maestria registica di Petri, che sa coniugare perfettamente le esigenze narrative con un preciso linguaggio stilistico; dall’altra un’analisi delle dinamiche del Potere che, sebbene necessiti di una ricontestualizzazione storica, parla anche ora del presente perché narrativizza temi filosofici che caratterizzano il pensiero politico occidentale da secoli, in particolare il dubbio caro a Giovenale – ed espresso da Platone nella Repubblica – del “Quis custodiet custodes?”.

Petri si dimostra ancora una volta particolarmente sensibile nonché geniale nel convogliare importanti tematiche socio-politiche in una messa in scena che assume la forma di una detective-story atipica per l’epoca (lo spettatore sa dall’inizio chi sia il colpevole dell’omicidio), inglobando persino un sotto-testo psicoanalitico. La gestione del Potere da parte del capo della sezione omicidi (Gian Maria Volonté) si esercita nello spazio pubblico tramite l’autorità sui sottoposti e in quello privato nel rapporto sado-masochistico con la sua amante Augusta Terzi (Florinda Bolkan), che da lui sarà uccisa quando passerà dall’essere sottomessa all’accusarlo di infantilismo e incompetenza sessuale.

Il film porta dunque avanti l’indagine sull’omicidio Terzi e parallelamente l’evoluzione (ricostruita da una serie di flashback) del rapporto tra l’ispettore e la donna, utilizzando – secondo le parole dello sceneggiatore Ugo Pirro – “una linea temporale molto libera: il punto era infatti trovare non tanto una cronologia ma un ritmo”, poiché le due narrazioni si sviluppano come due viaggi nella psiche del protagonista. Se nella vicenda poliziesca il commissario passa da una fase in cui vuole dimostrare la propria invulnerabilità, datagli dalla carica che ricopre, a una in cui cospira contro sé stesso per farsi arrestare (desiderio di espiazione della colpa), la ricostruzione della relazione con Augusta ci permette di vedere come la donna lo abbia condotto a perdere il controllo della situazione attraverso la rottura dello schema dominatore/dominata fino a suscitare in lui un desiderio di rivalsa culminante con l’omicidio. Due viaggi mentali, dunque, che offrono il ritratto allucinato di una mente che flirta con la schizofrenia.

Dare un ritmo a questa schizofrenia è fondamentalmente l’incarico che si assume la musica di Ennio Morricone, qui in uno dei suoi esiti più famosi: non tanto dunque un accompagnamento ma uno specchio dello stato mentale del protagonista.

L’incedere della storia (diremmo anzi delle storie) trova il proprio corrispettivo nel ritmo ben scandito del tema principale – dato dall’uso sapiente di contrabbasso elettrico, percussioni, mandolino e  marranzano (il popolare scacciapensieri) – che sottolinea sì l’ostinazione, la pervicacia del commissario ma anche l’ansia che lo segue. Fine è il richiamo del tessuto ritmico (specialmente all’interno del brano Indagine insabbiata) al battito cardiaco, che si ripete martellante sotto il tema arpeggiato del mandolino e del pianoforte (il suono sembra quello di un pianoforte verticale, più che di un pianoforte a coda) e sotto le note del fagotto e del flauto. Questo battito (il “cuore matto” del poliziotto) ora è rafforzato da una sorta di rumore elettrico ottenuto con un sintetizzatore (in cui è possibile rintracciare il debito del Maestro alla sua esperienza nel Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza), ora è frequentemente interrotto da pause irregolari e inaspettate, che danno a tutto il comparto melodico un andamento incespicante, straniante. L’effetto generale della colonna sonora, quindi, reso sia dai timbri degli strumenti utilizzati sia dalle sfasature di intonazione prodotte dalla voluta scordatura del pianoforte, è quello di sottolineare la psiche disturbata dell’ispettore, di riflettere la sua schizofrenia nonché il suo delirio di onnipotenza senza tuttavia cercare toni epici, bensì tenendosi su toni quasi introspettivi. In alcuni brani, infatti, Morricone riesce a creare un timbro che rispecchia la personalità del protagonista non solo nella sua psicologia ma anche nelle sue vesti “sociali”: come non riconoscere al marranzano una funzione di richiamo alla sicilianità analoga a quella esercitata dall’inflessione fortemente connotata di Volonté?

Non trascuriamo inoltre di sottolineare una funzione più spiccatamente descrittiva della musica di Morricone: le sonorità adottate rendono anche quel senso di esotismo, di peccaminoso in cui sono immerse la figura di Augusta, la sua casa e tutta la linea narrativa che la riguarda. Se l’idea di affidare il ruolo della donna a Florinda Bolkan fu della produttrice Marina Cicogna, che vedeva più plausibile per il commissario “perdere la testa” per una donna completamente estranea alla realtà che era abituato a frequentare, Elio Petri sposò subito questa teoria e lavorò assieme allo scenografo Carlo Egidi e alla costumista Angela Sammaciccia proprio per dare a tutto ciò che riguardasse Augusta Terzi un tocco eccitante, esotico, quasi onirico. Non meraviglia che anche la musica sottolinei il lato cupo, lugubre, sinistro della vicenda (in Miraggio secondo, ad esempio), giungendo in certi momenti a riproporre il tema principale un’ottava sotto (Indagine insabbiata).

Il lavoro di Morricone per questo film è davvero eccellente e non possiamo non ricordare lo scherzo che Petri giocò al Maestro quando lo convocò per dargli il suo parere sulle musiche. Il regista gli mostrò una versione del film in cui aveva utilizzato dei brani che il musicista aveva composto per un altro progetto. Nonostante il parere negativo di Morricone, che non era affatto soddisfatto dell’abbinamento operato dal regista, Petri si finse entusiasta di questa bizzarria. Poi a un certo punto gli confessò: “Ennio, mi dovresti prendere a schiaffi per questo scherzo: hai fatto la musica più bella che io potessi immaginare!”.

SCHEDA TECNICA:

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Italia, 1970). REGIA: Elio Petri. SCENEGGIATURA: Elio Petri, Ugo Pirro. FOTOGRAFIA: Luigi Kuveiller. MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni. MUSICHE: Ennio Morricone. CAST: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Salvo Randone, Gianni Santuccio. GENERE: Drammatico. DURATA: 112’.


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